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SALUTE

 

Per affrontare l’argomento relativo all’integrazione socio sanitaria è necessario anzitutto utilizzare i riferimenti indicati dal Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, in base al quale l’integrazione delle diverse politiche per la salute “nasce da uno stretto rapporto tra prevenzione, cura e riabilitazione, privilegia la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, valorizza i diversi centri di responsabilità, qualifica i rapporti tra soggetti pubblici e privati, promuove la solidarietà e valorizza gli investimenti di salute nelle comunità locali”. E ancora, dal D. Lgs 229/99 che prevede nuove condizioni di rapporto tra Regioni, Comuni e AUSL nella programmazione sanitaria e sociosanitaria a livello regionale e locale e che precisa che l’integrazione sociosanitaria “riguarda tutte le attività atte a soddisfare, mediante un complesso processo assistenziale, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale”. Nel decreto le prestazioni socio sanitarie vengono caratterizzate come processo assistenziale unitario. Avremo, quindi, prestazioni sanitarie a rilevanza sociale nei casi in cui l’efficacia dell’intervento sanitario dipende dalla capacità di integrazione con altri fattori e responsabilità sociali. Al contrario avremo prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, ogni volta che l’intervento avviene in presenza di problemi collegati allo stato di salute che possono trovare soluzione efficace con processi di inserimento e integrazione sanitaria. Programma delle attività territoriali (PAT) – D. Lgs 229/99.

La L. 328/00 affronta il tema dell’integrazione socio sanitaria con riferimento ai principi generali della programmazione (art. 3), alle funzioni dei Comuni (art. 6), alle funzioni delle Regioni (art. 8), alle figure professionali (art. 12), alla metodologia di intervento finalizzata all’elaborazione dei progetti personalizzati (art. 14), ai livelli di programmazione (art. 18), ai Piani di Zona (art. 19), alla definizione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (art. 22), occupandosi , e preoccupandosi dunque, soprattutto dei suoi contenuti strategici e programmatori e delle condizioni necessarie per favorirla. Mentre già nel 2004 la Giunta regionale approvava le linee guida attuative dell’integrazione sociosanitaria in area sociale e la recente 19/2006 ne ripercorre le tappe nell’attuazione dei Piani di zona e, per ultimo, il regolamento n. 4 del 2007 ridefinisce gli standard strutturali, gestionali, i percorsi di accesso ai servizi e le procedure di autorizzazione, non si trova nella normativa sanitaria un corrispettivo delle linee guida tracciate nell’area sociale per l’integrazione. La stessa legge 25/2006 definisce l’assetto organizzativo di Asl e distretti ma lascia in piedi diversi regolamenti regionali che definiscono standard, procedure di autorizzazione e accreditamento. Una sfida importante è quella che si pone rispetto alla possibilità di condividere linee guida ed indirizzi univoci per Comuni ed Asl, proprio con l’occasione della nuova programmazione regionale, oltre alla gestione associata dei servizi sociosanitari, l’implementazione dei luoghi dell’accettazione territoriale, l’integrazione nei percorsi di programmazione (interventi e risorse). Nel campo del socio-santario, sembrano mancare le procedure e gli standard di raccordo tra i sistemi informativi sociale e sanitario, entrambi in fase di definizione. Il progressivo invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle patologie legate all’età indurrà un aumento dei bisogni socio-sanitari e della necessità di assistenza continua. Queste dinamiche avranno un significativo impatto sull’evoluzione della spesa sanitaria pubblica nei prossimi decenni. Sono necessari quindi un reale potenziamento e una riorganizzazione dell’assistenza primaria. Da un punto di vista organizzativo, nelle aree metropolitane urbane, sarà importante promuovere l’organizzazione di forme stabili e strutturate di associazionismo/collaborazione (UTAP, Casa della Salute o altre forme analoghe) che costituiscano il punto di riferimento certo per l’intero bacino di utenza. La rete dei servizi sul territorio, e la sua integrazione, rappresentano senza ombra di dubbio tra le azioni più complesse da realizzare per il settore del welfare. E questa richiede, tra l’altro, una stretta cooperazione tra risorse umane e professionali, la cui estrazione, cultura, sensibilità è la più diversa e per le quali è indispensabile riuscire a dare una risposta appropriata, credibile e sostenibile a problemi di salute e di assistenza ormai molto ampi e diversificati.

 

Su questo si intende avviare a breve una riflessione condivisa attraverso un Forum Metropolitano Salute. È possibile esprimere le proprie opinioni sull’argomento nella sezione forum salute.