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MIGRANTI E INTERCULTURA

 

Bisogni particolari sono espressi anche dai migranti presenti nell’Area Metropolitana di Bari, probabilmente la componente meno rappresentata e tutelata nonostante le vocazioni storiche della Terra di Bari come “Terra dell’accoglienza” e la delicata posizione geografica che fa soprattutto del capoluogo un polo d’attrazione per l’immigrazione specie dai Balcani e dal Mediterraneo (cfr. presenza straniera)

Negli ultimi anni si registrano presso le municipalità dell’Area, importanti novità sul piano della sensibilizzazione ai temi dell’integrazione culturale, dell’educazione nelle scuole e nella società civile in generale. Presso lo stesso Municipio di Bari (è attiva una Consulta comunale dell’Immigrazione con poteri consultivi) e in alcuni Comuni a forte incidenza migratoria come Modugno (che ha il più alto saldo migratorio più alto dell’Area e il numero più elevato di etnie presenti), Goia del Colle (significativo polo d’attrazione per fedeli islamici del suo distretto) e nelle zone costiere (Mola, Molfetta, Polignano), ma la programmazione in corso appare sensibilmente sottodimensionata rispetto ad un fenomeno che all’oggi, anche nei Piani di Zona, registra una forte marginalità sia sotto il profilo delle risorse investite, sia culturale (il capitolo ‘immigrazione’ è compreso spesso nell’area prioritaria “nuove povertà”, così come ancora poco sedimentata appare la coscienza di una cultura dell’inclusione declinata in termini di cittadinanza attiva).

Una prima debolezza strutturale e vistosa attiene proprio la qualità dell’osservazione del fenomeno migratorio nel sistema urbano. Non sono presenti osservatori per il monitoraggio dei flussi né sembra possibile reperire fonti univoche che garantiscano attendibilità circa le domande sociali espresse dai cittadini stranieri.

Uno degli osservatori privilegiati per comprendere il fenomeno dell’immigrazione è certamente la scuola dove tra l’altro maggiormente è rinvenibile per deduzione, la quota di sans papiers che abita l’Area Metropolitana.

In ordine alla provenienza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia infatti, sono rappresentati un numero di paesi assai significativo tra cui in primis compare l’Albania (circa la metà della popolazione scolastica straniera). La presenza di alunni albanesi, iniziata in maniera traumatica negli anni ’90, all’epoca degli sbarchi di clandestini sulle coste pugliesi, è ormai consolidata ed è sicuramente metabolizzata all’interno del sistema scolastico. A distanza di pochi anni infatti, è possibile ritenere che la scuola come laboratorio di integrazione abbia superato discretamente la prova e che le strategie attivate siano divenute buone pratiche e assunte nell’ordinarietà della vita scolastica. Oltre all’Albania, tra i paesi più rappresentati vi sono anche Marocco, Cina, Romania e Mauritius.

In particolare i cittadini mauritiani sono presenti solo in alcune città d’Italia e non raggiungono  un numero elevato nel totale nazionale. La comunità si concentra particolarmente in un quartiere periferico e in un comune limitrofo della città di Bari e sembra inserita nel tessuto sociale senza grossi problemi. Si è creata degli spazi autonomi, sta organizzando un proprio luogo di culto e mantiene ottimi rapporti con i residenti autoctoni. La lettura ulteriori dei dati fornisce altresì una mappa delle attività lavorative dei genitori e della naturale tendenza degli immigrati ad ‘attrarre’ progressivamente familiari o connazionali per costituire gruppi omogenei.

Appare interessante infatti, l’analisi delle scelte di indirizzo effettuate dagli studenti stranieri. Il dato non stupisce, anzi conferma l’incidenza dello status socio-culturale sulla carriera scolastica e sulle aspettative riferite al futuro personale e professionale.

Mettendo a confronto le scelte operate nell’Istruzione Secondaria di II grado da parte degli alunni stranieri residenti nella regione (divisi per province) con quelle riferite all’universo della popolazione scolastica regionale (nella stessa fascia di età) si evince un significativo divario tra i due gruppi in relazione alla macro area costituita dalla Istruzione Professionale e dall’Istruzione Tecnica, così come di segno totalmente contrario appare la scelta relativa alla macro area costituita dall’Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale. Residuale e scarsamente significativa la percentuale relativa all’Istruzione Artistica.

 

Fig. 1 – Alunni stranieri nelle scuole secondarie

 

L’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia ha cominciato ad operare su questa tematica alla fine degli anni ’90, inizialmente per l’inserimento scolastico e la conoscenza della lingua, e gradualmente attraverso un’organizzazione sistematica per rispondere in modo efficace alle necessità dei cittadini non italiani minori ed adulti. Una delle scelte più efficaci è stata certamente l’istituzione dei Centri Risorse Interculturali di Territorio (C.R.I.T.) che si occupano prioritariamente delle problematiche riguardanti l’inserimento di alunni non italiani e la didattica interculturale. I C.R.I.T. sono dislocati presso 48 Istituzioni Scolastiche appositamente individuate, che costituiscono punti di riferimento sul territorio per l’organizzazione di corsi di lingua italiana per minori, corsi di lingua italiana per adulti, corsi di madrelingua, in rete con le scuole del territorio loro affidato, brevi progetti di accoglienza per alunni di recentissima immigrazione e di supporto all’integrazione nella comunità scolastica, con la collaborazione di un mediatore linguistico-culturale. Tra le scuole dei Comuni dell’Area Metropolitana ad aver aderito ai CRIT, compaiono quelle di Bari, Noicattaro, Bitonto, Ruvo, Molfetta, Conversano, Modugno, Gioia e Adelfia.

 

Fig.2 – CRIT Puglia

 

È stato inoltre sottoscritto un protocollo d’intesa con i Centri di Giustizia Minorile, per la cura dei ragazzi con problemi giudiziari, negli Istituti penali o affidati ai Servizi Sociali. Così come sono stati realizzati corsi di lingua italiana rivolti a ragazzi stranieri ospitati negli istituti per minori, in tutta la Regione e nell’Istituto penale di Bari.

In collaborazione con l’Università di Bari è stato realizzato un progetto di ricerca sul tema del successo scolastico, con l’obiettivo di evidenziare che, a fronte di idonee strategie per raggiungere pari opportunità di conoscenze e competenze, gli alunni stranieri raggiungono risultati scolastici eccellenti o ottimi, perché molto più motivati degli alunni italiani. Negli anni 1999 e 2000 inoltre, in alcune scuole dell’Area Metropolitana, sono stati formati mediatori linguistico-culturali che attualmente costituiscono un patrimonio in attesa di allocazione e  sicuramente da valorizzare.

In definitiva, il quadro complesso che offre la scuola, restituisce il volto di un’immigrazione che non ha certamente smesso di assumere i contorni del “transito”, ma che in più ha consolidato un patrimonio di stabilità relazionale ed abitativa in Terra di Bari.

Ed è in questo contesto di pluralità di presenze che probabilmente i comuni dell’Area Metropolitana si rivolgono con un’attenzione particolare alle “seconde generazioni”: figli di genitori immigrati - siano essi nati nel paese d’origine e ricongiunti in un secondo momento oppure nati nel paese d’accoglienza - soggetti di un fenomeno che presenta dinamiche di integrazione differenti rispetto a quelle dei propri genitori. Il delicato periodo evolutivo della fase adolescenziale risulta infatti molto più difficile, così come la dinamica psicologica può manifestarsi con crisi di identità, conflitti intergenerazionali o addirittura (come successo in altre aree in Italia e in Europa) re-interpretazioni radicali e distorte della cultura di provenienza. La nascita e la socializzazione delle seconde generazioni rappresenta quindi un punto di svolta nei rapporti interetnici, proponendo una necessaria presa di coscienza circa le potenzialità intrinseche che custodisce sul piano dell’integrazione tout court. E dal momento che i figli dei migranti sono destinati a divenire nell’Area Metropolitana una realtà sempre più stabile, una presenza significativa, le politiche di welfare, pur a fatica, iniziano a produrre investimenti per garantire ai nuovi residenti uguaglianza di trattamento e pari opportunità.

Di più complicata soluzione nel brevissimo termine e molto sentite appaiono invece le emergenze abitative, l’annoso problema della tratta delle donne e del traffing di donne e minori – specie dai Balcani – lo sfruttamento nel lavoro sommerso, che in alcuni contesti dell’Area a forte incidenza agricola, rischia di assumere i contorni di un dramma già vissuto proprio in Puglia qualche tempo fa.

 

Su questo quadro articolato di bisogni si è avviata una prima riflessione condivisa in occasione del Forum Metropolitano Welfare, tenutosi il 24 settembre 2007 nella Giornata del Sociale presso la Fiera del Levante. È possibile esprimere le proprie opinioni sull’argomento nella sezione forum welfare.