DIFFERENZE DI GENERE
Sebbene non ovunque lo studio delle disuguaglianze legate al genere abbia conosciuto un processo di istituzionalizzazione, il riconoscimento dell’importanza della dimensione di genere sembra essere un dato ormai acquisito, così come la distinzione fra il concetto di sesso – la differenza biologica fra maschile e femminile – e quella appunto di genere, che indica le modalità attraverso le quali la differenza sessuale è socialmente percepita, rappresentata, organizzata.
L’attenzione alle differenze di genere si impone a partire da una duplice constatazione: a) in primo luogo in tutte le società umane del presente e del passato, l’identità sessuale costituisce una delle basi fondamentali di differenziazione sociale e di organizzazione della divisione del lavoro; b) in tutte le società, anche se con gradi diversi, i processi allocativi delle risorse e delle opportunità sociali sono sensibili alle differenze di genere. In altri termini, tale allocazione, avviene in maniera asimmetrica, e, per certi versi iniqua, in forme che almeno tendenzialmente avvantaggiano la componente maschile della società, consentendo a quest’ultima di preservare il proprio dominio su quella femminile. Il genere quindi, viene considerato come il risultato di un’insieme di pratiche sociali all’interno di un sistema che crea e mantiene le distinzioni e organizza relazioni di iniquità sulla base di tali distinzioni.
Due fenomeni molto importanti su cui si sono concentrate negli ultimi anni le analisi e che risultano fra loro inevitabilmente connessi, sono quelli della “femminilizzazione” del sistema di istruzione e quella del mercato del lavoro: ossia la crescita della scolarità femminile e l’espansione della partecipazione attiva delle donne al lavoro “per il mercato”.
Fenomeni che, se da un lato indicano una trasformazione innegabile delle società contemporanee nella direzione di una generale “femminilizzazione”, dall’altro, nascondono al loro interno, forti segregazioni, sia orizzontali che verticali, e che meritano un approfondimento.
I due fenomeni infatti sono assolutamente inscindibili soprattutto laddove un maggior investimento in istruzione delle donne, tende ad implicare un incremento delle aspettative in termini lavorativi e che si traduce in una maggiore partecipazione al lavoro nelle fasce centrali d’età: quando cioè sono generalmente più pesanti i compiti di cura della famiglia (accudimento del marito, figli, genitori che invecchiano e gestione della casa) e diviene più complicato per lo donne, gestire il proprio work-life-balance.
E’ soprattutto in quelle fasce d’età infatti, che per le donne si impone sempre di più la necessità di esercitare, quella che alcuni hanno definito come una ‘doppia presenza’, il tentativo di conciliare il lavoro per il mercato con il lavoro di cura che a lungo termine le pone troppo spesso nella difficile condizione di dover scegliere tra lavoro e famiglia.
Un’asimmetria all’interno dell’organizzazione famigliare responsabile da una parte, di un vero e proprio sovraccarico della donna (che resta la titolare prevalente - quando non esclusiva - delle attività domestiche), e dall’altra, riproducendosi all’esterno nel sistema economico e del lavoro, di una forte caratterizzazione dell’occupazione “al femminile” che, secondo le rilevazioni effettuate, presenta alcuni aspetti ricorrenti: a) trattamento differenziale sul luogo di lavoro in termini di carriera e retribuzione; b) confinamento in lavori meno tutelati, stabili, remunerati; c) addensamento nei lavori "atipici" per modalità contrattuali e di orario; d) concentrazione settoriale;
Per le donne infatti, quella di offrirsi sul mercato del lavoro retribuito, è ancora ben lungi dal risultare una decisione individuale, quanto piuttosto l’esito di una valutazione del bilancio familiare, latamente inteso.
A questo quadro di evidente "vulnerabilità strutturale" si aggiungono le drammatiche statistiche sui maltrattamenti, le violenze domestiche e le condizioni di minorità e insicurezza nei contesti metropolitani che caratterizzano ancora in gran parte l’universo femminile.
Adottare una prospettiva di genere capace di far emergere le specificità e valorizzare le differenze in un quadro di uguaglianza di opportunità sostanziale è certamente per l’area MTB un obiettivo da perseguire.
Su questo quadro articolato di bisogni si è avviata una prima riflessione condivisa in occasione del Forum Metropolitano Welfare, tenutosi il 24 settembre 2007 nella Giornata del Sociale presso la Fiera del Levante. È possibile esprimere le proprie opinioni sull’argomento nella sezione forum welfare.