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ANZIANI

 

Aspetto basilare della fisionomia della popolazione dell’Area Metropolitana è il fenomeno dell’invecchiamento demografico, cioè della forte consistenza assoluta e relativa delle età anziane.

Gli anziani chiedono risposte adeguate ai propri bisogni: servizi domiciliari per rimanere nella propria casa anche quando diventano non autosufficienti, assistenza sanitaria domiciliare per evitare istituzionalizzazioni improprie, servizi alternativi al ricovero in casa di riposo a causa della solitudine.

Anche qui, come per i minori, esiste una forte differenziazione culturale e di approccio tra i distretti dell’Area Metropolitana, variabile in relazione al tasso di urbanizzazione del territorio e della significativa incidenza o meno dell’economia agricola sul contesto.

Il tessuto valoriale e le strutture sociali e famigliari differenti, in parte riflettono il tradizionale binomio comunità/società, che si esprime maggiormente proprio in relazione al rapporto con gli anziani. L’anziano, nel primo caso (Grumo Appula, Acquaviva, Binetto, Cassano, Sannicandro e Toritto) è ri-letto infatti in chiave di patrimonio, di “sapere locale” da custodire, valorizzare e condividere anche attraverso azioni positive (Banche del Tempo, luoghi di aggregazione intergenerazionale a ciclo diurno e semiresidenziale) messe in atto specie da associazioni giovanili e dal servizio civile. In definitiva, fatte salve le condizioni di salute ed economiche personali, una risorsa per la Comunità più che un elemento di “carico”, nella convinzione che la sua cultura di base e storica, se opportunamente sollecitata, possa essere promossa in favore di un dialogo inter-generazionale da altre parti interrotto.

Da qui l’intenzione di utilizzare le sue capacità mettendolo al centro di una serie di iniziative positive che possano divenire anche pretesto per una integrazione al reddito per quella fascia di anziani che non “arrivano a fine mese”. Una circolarità virtuosa che registra ricadute esemplari sulle diverse fasce generazionali e che restituisce all’anziano socialità e diritti di cittadinanza attiva.

Diverso discorso va fatto per l’anziano non autosufficiente sia sotto il profilo economico che della salute verso il quale gli stessi ambiti in questione svolgono prevalentemente attività individualizzate in collaborazione con il terzo settore o organizzazioni come la Caritas e attraverso iniziative come i soggiorni climatici.

Al contrario, nei contesti a più forte connotazione “societaria”, oltre a registrarsi un dato di esclusione sociale più avvertito (solitudine esistenziale, non-autosufficienza) è evidente una più marcata propensione alla “medicalizzazione” delle politiche per gli anziani, più orientate alla domiciliarità delle cure, alle emergenze socio-sanitarie, all’accompagnamento presso presidi ospedalieri, alle forniture di apparecchi climatici finalizzate al sollievo domestico durante i mesi estivi, al telesoccorso.

In definitiva, una encomiabile attivazione di servizi socio-sanitari rivolti alla cura della persona e al sollievo dei carichi famigliari, segnata dal paradigma dell’emergenza, che sembra promuovere una cultura del privato e dell’intimità domestica a scapito della relazionalità e dell’integrazione.

Di particolare interesse, oltre ai Centri Aperti Polivalenti e ai Centri Diurni per gli anziani, appaiono le sperimentazioni di “affido” proposte dal Comune capoluogo. Un servizio alternativo all’istituzionalizzazione e che prevede, come nel caso dei minori, l’affidamento della persona anziana autosufficiente, in difficoltà o priva di assistenza, ad un nucleo familiare o ad un singolo che se ne prenda cura per le necessità quotidiane

 

Su questo quadro articolato di bisogni si è avviata una prima riflessione condivisa in occasione del  Forum Metropolitano Welfare, tenutosi il 24 settembre 2007 nella Giornata del Sociale presso la Fiera del Levante. È possibile esprimere le proprie opinioni sull’argomento nella sezione forum welfare.