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QUALI SVILUPPI NELLA RIQUALIFICAZIONE DEI SITI CONTAMINATI E DEI BROWNFIELDS?

 

La potenziale compromissione delle matrici ambientali (suolo, sottosuolo e acque sotterranee) nell’area MTB è in larga parte connessa al diffuso stato di degrado del territorio, caratterizzato dalla presenza di discariche incontrollate ed abusive (anche in cave abbandonate), che vanno ad aggiungersi all’elenco delle ex-discariche autorizzate con ordinanze contingibili ed urgenti ai sensi dell’art.12 del D.P.R. n.915/88 e nelle quali sono state rilevate perdite di percolato.

 

Fig. 1 – Elenco delle ex-discariche nell’area MTB

 

La contaminazione è anche imputabile all’abbandono di rifiuti da autodemolizione, essenzialmente carcasse d’auto e pneumatici, all’abbandono di rifiuti ingombranti, di inerti provenienti dall’attività edilizia e di materiali contenenti amianto (principalmente lastre di eternit) nelle vie secondarie di collegamento tra i Comuni ricadenti nell’area. A questo stato di compromissione ambientale diffusa e molto spesso di difficile individuazione, si aggiunge quello prodotto dallo sversamento di oli combustibili e di altre sostanze inquinanti, generalmente conseguente a perdite da serbatoi e condotte interrate e più raramente a eventi accidentali di sversamento. Altro fattore di rischio per l’ambiente e per la salute umana è costituito dalla presenza di coperture in amianto, la cui diffusione sul territorio è stata mappata nell’ambito dell’azione di monitoraggio dei siti potenzialmente inquinati, finanziata dalla misura 1.8 del POR Puglia 2000-2006.

 

Fig. 2 – Distribuzione delle superfici totali di coperture in amianto nell’area MTB

Fig. 3 – Distribuzione dei siti contaminati da amianto nell’area MTB

 

Questo il quadro delle fonti di contaminazione puntuali del suolo e del sottosuolo in area MTB, cui si aggiunge la contaminazione diffusa, imputabile principalmente all’uso di prodotti fitosanitari e fertilizzanti nei terreni agricoli, allo spandimento sul suolo di effluenti zootecnici e di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue urbane e in generale all’intenso uso antropico dei suoli.

Ultimo importante fattore di compromissione ambientale è rappresentato dai cosiddetti “brownfields”, insediamenti produttivi dismessi, per i quali, prima di un eventuale riutilizzo, è necessario porre in essere azioni di remediation. L’ex stabilimento Fibronit, unico sito di interesse nazionale presente nell’area MTB, emblema delle esternalità negative prodotte da un processo di industrializzazione non sostenibile, è un caso esemplare di brownfield.

Un’attenzione particolare deve essere rivolta a tali insediamenti, non solo in considerazione dell’urgenza della riconversione industriale verso forme produttive ambientalmente compatibili, in previsione dell’eventuale dismissione dei molti impianti ormai obsoleti presenti nell’area MTB, ma anche perché la riqualificazione di dette aree si può trasformare in una reale opportunità laddove si riesca ad associare alle azioni di remediation, interventi di reuse tali d produrre benefici superiori ai costi degli interventi di bonifica e quindi tali da ridurre o eliminare la necessità di uno specifico contributo pubblico di tipo finanziario. A questo proposito l’APAT ha realizzato uno studio il cui obiettivo è quello di limitare le difficoltà che attualmente impediscono la diffusione dei progetti di trasformazione urbanistica relativi ai brownfields.

La ricognizione dei siti potenzialmente contaminati (anagrafe dei siti contaminati), effettuata su scala regionale con l’ausilio di rilevazioni aeree cui sono seguiti controlli atti a verificare l’effettiva sussistenza della segnalazione, non può considerarsi esaustiva. La ragione è chiara se si pensa che la maggior parte delle fonti di contaminazione sono connesse ad attività abusive o non conformi. Per molte delle aree risultate contaminate sono state avviate le attività di messa in sicurezza con riqualificazione ambientale. Sono stati anche finanziati interventi di risanamento di siti degradati.

Nonostante sia chiaro l’obiettivo principale della normativa e delle policy che operano sui siti contaminati, consistente nell’eliminazione/riduzione del danno all’ambiente e alla salute, va tuttavia registrata l’incertezza che si osserva a livello normativo (è in corso il processo di revisione del D.Lgs. 152/06) e l’assenza di direttive specifiche a livello regionali nell’ambito della bonifica dei siti contaminati (alcune disposizioni di carattere generale sono state inserite nel Piano di gestione di rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate approvato con Decreto del Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti n.41 del 6.03.2001). A tale quadro si aggiunge il il definitivo superamento della situazione di criticità nel settore della gestione dei rifiuti urbani e della bonifica dei siti di interesse nazionale nel territorio della regione Puglia (O.P.C.M. n. 3568 del 5.03.07).